Mio padre era un eroinomane. È entrato a San Patrignano quando avevo tredici anni ed è uscito che ne avevo diciotto.
Durante quel periodo, per comunicare con me, non poteva usare il telefono o internet ma solo carta e penna. Ci siamo scritti molte lettere a mano in quegli anni. Quelle di mio padre le ho conservate tutte. Lui invece ha perso le mie.
Le parole scritte da un tossicodipendente a suo figlio adolescente formano un fossile gigante, un tirannosauro ingombrante che riemerge per farsi spolverare e studiare. Tirannosauro sono le lettere che ho scritto e che sono state perse. Tirannosauro è la possibilità di scrivere quei fogli perduti per completare un dialogo analogico in via d’estinzione. Tirannosauro è l’eroina che smaschera le ipocrisie della tradizione.
Non esiste alcun patriarca che può formare o aggiustare alcuna famiglia. Esiste solo l’amore.
Alla base del processo creativo di Tirannosauro c’è una persona piccola che gioca, con tutta la saggezza dei bambini. Riscrivere le lettere perdute è un tentativo di fare a pezzi tutto quello che non è amore e provare a ricostruire il fossile di un singolo momento felice da rivivere – che poi non è forse l’unica cosa che conta? Sommare e contare i rari momenti felici?
Questa “drammaturgia della risposta” parte dalla rilettura delle lettere che ha scritto mio padre e continua nell’atto di “giocare alle risposte” insieme agli artisti con cui ho scelto di collaborare. Si crea quindi una struttura frammentaria a capitoli in cui ogni risposta si sussegue all’altra entrando e uscendo dalle quinte; proprio come nei sogni – e nei giochi – in cui si intrecciano frammenti di immagini e storie che saranno più chiare solo quando ci svegliamo – smettiamo di giocare.
Produzione 2023 Teatro Stabile del Veneto – Teatro nazionale
Progetto selezionato nell’ambito del bando Maturazione 2022 del Teatro Stabile del Veneto – Teatro nazionale
Esprimi il tuo giudizio da 1 a 5 Applausi
Invita i tuoi amici a vederlo con te: