In Tempest, solo coreografico di Lisbeth Gruwez con sound design di Maarten Van Cauwenberghe, il dialogo tra corpo e suono — cifra distintiva del lavoro di Voetvolk — dà forma a una riflessione sulla rabbia come forza primaria, collettiva e trasformativa.
La rabbia è una forza universale, simile a una tempesta: inevitabile in determinate condizioni e naturalmente ricorrente. È una forza duplice, allo stesso tempo distruttiva e catalizzatrice di cambiamento, una risposta allo squilibrio.
In Tempest, Lisbeth Gruwez si ispira alla precisione delle arti marziali per incanalare questa energia grezza in una potenza focalizzata. Un corpo oscillante si muove tra improvvise esplosioni di energia e la possibilità di una quieta lucidità.
La rabbia viene qui incarnata come corrente collettiva: una vibrazione in un campo energeticamente carico, che tutti abitiamo e con cui siamo in relazione. Tempest invita ad assorbire e trasformare la tempesta, a convertire la rabbia in forza: un luogo in cui gli elementi si scontrano, si fondono e si placano in una nuova presenza.
Un corpo poroso incontra questa forza, metabolizzando il tumulto in lucidità. È una danza attraverso l’occhio della tempesta — una danza che apre un occhio nella tempesta — rivelando la quiete al suo centro.
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