Dopo i capolavori di MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE ed ERANO TUTTI MIEI FIGLI, il nuovo Miller di De Capitani ci porta nel pieno della Grande Depressione e della crisi economica ed esistenziale che investe l’America nel 1929: L’OROLOGIO AMERICANO è un grande affresco corale, una forma di teatro totale che il regista ambienta, tra Brecht e Fellini, in un circo-cabaret ricco di sorprendenti riverberi attuali.
Prende vita sul palco un’intera comunità, che proviene da ogni parte degli States. Una folla di personaggi incrocia la vita di Lee Baum, il narratore, e quella della sua famiglia, specchio di quella dell’autore: un tempo molto ricca, col crollo della borsa di New York ha visto sparire i propri privilegi per scivolare velocemente nell’indigenza.
La traduzione del testo è di Cristina Viti, il gran vaudeville americano è ricreato per scene, costumi e maschere da Carlo Sala (in collaborazione con Accademia di Brera), mentre il musicista Mario Arcari esegue dal vivo una partitura originale. Sul palco un affiatatissimo ensemble di 18 giovani attrici e attori della Compagnia dell’Accademia dà vita a oltre 50 personaggi.
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