Lo spettacolo affronta il tema delle regole, sia in ambito sociale che scolastico, offrendo al pubblico l’opportunità di riflettere in modo spiazzante sui tanti perché che ci circondano e a cui spesso non sappiamo dare risposta.
È uno sguardo sul mondo che assimiliamo sin da quando siamo studenti, come Giovanna, messi a confronto con la solitudine che si vive quando ci si trova davanti ad un mondo già scritto, già fatto, da assumere per com’è.
Concetti come libertà, dovere, diritto, spesso perdono il loro valore non avendo riferimenti concreti, e a volte gli studenti crescono ignorando i diritti che posseggono e di conseguenza non si occupano dei doveri che li riguardano. Lo spettacolo in questo senso è un inno alla libertà e alla comunità, alla sua bellezza e alla fatica di mantenerla, vigilando ogni giorno sui limiti e sulle risorse che la libertà stessa ci offre, e a volte ci toglie.
Giovanna non risponde: domanda.
E le domande, si sa, sono capaci di abbattere muri, di travolgere confini, di regalare agli altri uno spazio di espressione per dire, per incontrarsi, per vivere meglio insieme.
Anche il giovane tedesco, dopo un’adolescenza nutrita dall’ideologia hitleriana, rientra in patria, ma sconfitto. La sua scelta è il silenzio. Solo una canzone, “Lili Marlene”, rievoca quei tempi, aleggia la figura amata e odiata di Marlene Dietrich.
Il tempo dei lupi.
Come si ricostruisce un’identità il soldato tedesco dopo che ha perso tutto? Che eredità lascia ai propri figli la sua storia? La figlia si interroga sulla solitudine di chi è tornato: come si continua a vivere dopo aver perso ogni riferimento collettivo? Da una generazione all’altra rimane una scheggia non indagata, qualche tentativo di ritornare al sogno perduto. I pezzi si ricompongono ma resta il mistero. I frammenti di una storia familiare si trasformano in un’indagine sulla memoria collettiva.
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