A cent’anni dalla nascita di Pasolini, conclusa la ricorrenza, cosa di lui sarà ancora vivo? I due artefici dello spettacolo non cercano una risposta, ma compiono una scelta personale all’interno della sua opera sterminata, con uno sguardo intimo che risuona già nel titolo, «nel vocativo con cui lo chiamavano i ragazzi: a Pa’, per invitarlo a tirare due calci di pallone o chiedergli di fare una comparsata in un film. D’altra parte, ognuno ha il suo Pasolini, com’è giusto che sia, e questo non è che il nostro».
Da testi di Pier Paolo Pasolini
Costumi Francesca Livia Sartori, scene e luci Giovanni Carluccio
Musiche Andrea Rocca, sound Andrea Lambertucci
Produzione TSV – Teatro Stabile del Veneto
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