Microfono e synth alla mano, questa profetessa iper-contemporanea compone sonorità in cui si fondono il lirismo del verso greco e la musica elettronica: la sua performace è totale, fisica e sonora. Con lei in scena, un’automobile che le è casa, palcoscenico, rifugio, memoria, pietra tombale.
Il fascino del teatro di Sergio Blanco, drammaturgo franco-uruguayano tra i più interessanti del panorama internazionale, sta nell’adottare con intelligenza la formula dell’auto-finzione. Nella sua scrittura dimostra una capacità colta e sfacciata di raccontare il lato oscuro della nostra anima, ci chiede di dare per vero ciò che vero non è e per falso, menzognero ciò che alla fin fine potrebbe essere plausibile.
Con Kassandra decide di esplorare una donna “in transito”, senza una identità fissa, né indirizzo, né paese. Una clandestina. E ambienta la vicenda in un sordido bar ai confini della periferia di una città.
Kassandra vende sigarette e il suo corpo e si perde nelle parole di una lingua non sua. Con la strafottenza dei visionari accoglie il pubblico, lo seduce e a lui si dona raccontandosi senza filtri.
Uno spettacolo ironico e graffiante ma profondamente toccante, che parla di un dramma umano dell’oggi attraverso le tensioni del mito.
Scene e costumi Maria Vittoria Bellingeri
Luci Andrea Sanson
Assistente alla regia Greta Bertani
Foto Serena Serrani
Produzione ERT / Teatro Nazionale
Durata: 1 ora e 10 minuti
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2 Responses
Non metto in dubbio il talento e le qualità dell’interprete che sono sicuramente notevoli, ma se uno spettacolo è in lingua inglese sarebbe più corretto precisarlo. Purtroppo non tutti sono anglofoni e trovo questa mancanza di attenzione un aspetto negativo
Non metto in dubbio il talento e le qualità dell’interprete che sono sicuramente notevoli, ma se uno spettacolo è in lingua inglese sarebbe più corretto precisarlo. Purtroppo non tutti sono anglofoni e trovo questa mancanza di attenzione un aspetto negativo