Tra echi kafkiani e riflessioni filosofiche, Dario Aita e Giuseppe Scoditti diretti da Roberto Rustioni, portano in scena una sorta di “varietà” dell’assurdo, nel quale possiamo riconoscere tutte le preoccupazioni e le angosce della nostra epoca.
I protagonisti, Ben e Gus, sono due killer confinati in uno squallido e asfittico seminterrato, in attesa di istruzioni sulla vittima designata. Un misterioso mandante comunica con loro attraverso un montacarichi – il calapranzi appunto. Tra l’autoritario nervosismo di Ben e la pacata rassegnazione di Gus si configura una situazione surreale.
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