La protagonista ritrova suo padre, assente per buona parte della sua vita, e lo perde nuovamente.
La storia vera, personale e autobiografica dell’autrice, qui anche regista e interprete, che, nello stare accanto al padre malato, ritrova parte del suo passato e lo ricostruisce, rimette insieme i pezzi della loro storia, scopre cose che non sapeva, costruisce un dialogo in cui è finalmente possibile dirsi cose che non erano mai state dette.
Mentre la morte del padre lascia aperti alcuni quesiti – l’immortalità dell’arte e l’effimero della vita, il teatro come possibilità di esistere altrove, la crudezza della realtà che non permette di pensarsi eterni, il momento esatto in cui si muore… – chi cerca di consolarla genera situazioni imbarazzanti, tragicomiche. I parenti che in certi casi non sanno cosa dire e finiscono per dire la cosa sbagliata, i colleghi di lavoro, il prete che bisbiglia, i conoscenti, tutti farebbero meglio a starsene zitti. Gli unici che sanno il fatto loro, in certi casi, sono “quelli delle pompe funebri”. Entrano in casa del morto e sanno esattamente cosa fare e come muoversi: dei veri professionisti.
Disegno luci Alessandro Barbieri
Produzione Teatro Franco Parenti
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