Scritta nella Francia occupata – e concepita, al tempo stesso, come allegoria della Resistenza al potere e come riflessione sulle tensioni tra obbedienza e dissenso – l’Antigone di Jean Anouilh trova nuova voce nella rilettura scenica di Roberto Latini, che ne fa un dispositivo teatrale contemporaneo capace di interrogare, oggi come quando fu creata, il nodo irrisolto tra legge e coscienza, tra ragione politica e principio etico.
«Antigone è nel destino del Teatro di ogni tempo. È uno dei modelli archetipici che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia, cultura, religione, visione» spiega Latini, che qui è anche interprete del ruolo della protagonista. «Penso a questo testo come a un soliloquio a più voci. Una confessione intima e segreta, nella verità vera, scomoda, incapace, parziale, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a tutti noi, perché sappiamo da sempre che quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo ancora vivi. Anche per questo, ho distribuito i ruoli in due modalità diverse e complementari. Alcuni personaggi corrispondono a se stessi, altri al proprio riflesso. Antigone e Creonte, come di fronte a uno specchio: chi è Antigone è il riflesso di Creonte e chi è Creonte è il riflesso di Antigone».
Traduzione Andrea Rodighiero
scene Gregorio Zurla
costumi Gianluca Sbicca
luci e direzione tecnica Max Mugnai
in collaborazione con Bàste Sartoria
produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo
Esprimi il tuo giudizio da 1 a 5 Applausi




Invita i tuoi amici a vederlo con te: