Repliche alle ore 19:30
In latino tradere significa tramandare, consegnare, ma anche lasciar andare, tradire. Per assonanza richiama trade, commercio. Tradere si muove in questa ambivalenza: cosa accade quando ciò che ereditiamo e abitiamo insieme risponde alle logiche del profitto?
Uno spettacolo che interroga il presente: un rito diventa folklore, un’identità un brand, uno spazio pubblico un luogo di consumo. In una società neoliberista anche tempo, corpi e relazioni diventano possibilità di guadagno; i centri storici diventano scenografie di transito, il territorio un asset speculativo.
Tradere interroga allora il confine tra privato e pubblico: cosa significa abitare? Cosa significa rendere vivo uno spazio pubblico?
Il pubblico di Tradere è chiamato a mettere in discussione la propria posizione: non soltanto osservatore, ma corpo tra altri corpi, presenza che occupa lo spazio e contribuisce a trasformarlo.
In un’epoca in cui il mercato ha saturato la produzione di oggetti, l’accumulazione si sposta verso la mercificazione del tempo, dei riti e dei legami comunitari. Trova spazio, nei nostri sguardi, l’invisibile?
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Spettacolo – Durata 60 min – In italiano
Ingresso consentito previo tesseramento 2026.
Adatto a un pubblico di tutte le età.
Evento accessibile a persone con mobilità ridotta.
luci Tullia Luce Ruggeri, organizzazione Caterina Gruden, consulenza scenotecnica Marco Rossi, cianotipie Caterina Gruden, foto Luca Del Pia
produzione ZONA K in coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro D’Europa con il sostegno del MiC e di Siae, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
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