Maria Croce è una donna sola, emigrata dal Sud a Torino, che urla, vomita al mondo – e soprattutto all’amore della sua vita, “Giuvà” – la sua disperazione, come una Maria di Nazareth ai piedi della croce. E lo fa nel suo dialetto, il napoletano, con una divertente e agghiacciante litania che non risparmia nessuno: tutti sono coinvolti nel mistero della sua vita. Il muro di parole con cui la donna ci investe si fa preghiera di eternità e di redenzione per sé, per suo figlio in carcere e per tutto il presepio di personaggi dannati a cui si rivolge.
Duarat 1 ora
Produzione Argot Produzioni, Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito,
in co-produzione con Teatro delle Briciole – Solares Fondazioni delle Arti e Fondazione Sipario Toscana Onlus – La città del Teatro
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