La crudele persecuzione della popolazione omosessuale alla fine degli anni ’30 è al centro di Ricino.
In un’Italia che subiva, quasi senza rendersene conto, la deriva della democrazia. In assenza di leggi punitive, centinaia di “invertiti” venivano allontanati per anni dalla vita sociale, essendo ritenuti infettivi.
Ricino parla dell’abuso di potere e delle miserie deontologiche che spingono un regime a sottomettere minoranze, costringendole a negare la propria identità.
Quale omosessuale, almeno una volta nella vita, non è stato costretto a smentire il proprio essere per poter “sopravvivere”? La vergogna di essere quello che si è nasce dall’abuso per eccellenza, ed è il risultato di un percorso in cui la vittima si sottomette al pensiero dominante del carnefice.
di Antonio Mocciola e Pasquale Marrazzo
con Antonio D’Avino, Diego Sommaripa, Vincenzo Coppola
regia Pasquale Marrazzo
produzione Post Teatro
MTM Teatro Litta e Cavallerizza
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