Antonio Latella torna di nuovo a Shakespeare, portando in scena la cupa parabola del sovrano disposto a tutto pur di conquistare il trono d’Inghilterra, tradizionalmente rappresentato – e così descritto dal suo autore – come tanto mostruoso nell’animo, quanto difforme nel corpo.
«È ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo?». Se forse Shakespeare se ne era servito per giustificare tutte le malefatte del protagonista, con un approccio rivoluzionario Latella compie un ribaltamento di prospettiva e rovescia le nostre convinzioni sull’idea stessa di malvagità, perché il male che interessa al regista «è nella bellezza, non nella disarmonia. Il male è il giardino dell’Eden.»
In un bosco di cespugli di rose bianche a fiorire è l’opulenta bellezza dell’inganno, in un intreccio di giochi di potere e relazioni pericolose, dove la parola diventa seduzione e scorrettezza, «per provare ad andare oltre l’esteriorità del male, cercando di percepirne l’incanto.»
Traduzione Federico Bellini
Adattamento Antonio Latella e Federico Bellini
Dramaturg Linda Dalisi
Scene Annelisa Zaccheria
Costumi Simona D’Amico
Musiche e suono Franco Visioli
Luci Simone De Angelis
Regista assistente e movimenti Alessio Maria Romano
Assistente volontario Riccardo Rampazzo
Produzione Teatro Stabile dell’Umbria, LAC Lugano Arte e Cultura
Piccolo Teatro Strehler
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