Medusa non è solo un mito. È una ferita ancora aperta.
È uno specchio che riflette il nostro sguardo: quello che evita, condanna, uccide. È un pensiero che pietrifica quando non si ha il coraggio di attraversarlo.
Dopo Circe, Chiara Salvucci torna a confrontarsi con il mito per restituire voce, corpo a Medusa in un racconto che attraversa la bellezza punita, la violenza taciuta, il potere negato e infine riconquistato. Non più creatura mitologica, ma donna, carne, voce, sguardo. Testimone di una ferita collettiva ancora aperta.
Medusa è un atto poetico e politico. Uno spettacolo vibrante che ribalta la prospettiva: non pietrifica, ma svela. Non chiede vendetta, ma verità. Non urla, ma resiste.
È la voce di tutte le donne che hanno portato colpa senza averne. Di tutti i corpi condannati per la propria libertà. Di tutti gli sguardi abbassati per paura.
Medusa è uno specchio che non deforma, ma rivela. E ci chiede una sola cosa: avere il coraggio di sostenerne lo sguardo.
Medusa è il secondo spettacolo di Cantiere Circe, un gruppo di lavoro aperto e dinamico promosso dalla Compagnia Corrado d’Elia, un esercizio di sguardo, di scoperta e di osservazione sul mondo femminile.
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