testo Mattia Michele De Rinaldis
regia collettiva Bribude Teatro e Athos Mion
di e con Sebastiano Bronzato, Isabella Rizzitello, Marko Bukaqeja
compagnia Bribude Teatro
una produzione Teatro Miela Bonawentura
organizzazione Leda Peccatori
comunicazione Laura Santoro
con il contributo di Everest – Industria Scenica
progetto finalista Premio Scenario 2021
vincitori del bando I teatri del sacro 2021
Una zia è venuta tristemente a mancare e c’è bisogno di un rito per onorare il suo passaggio a miglior vita. A prendersi quest’onere sulle spalle saranno preti alle prese con un’omelia “standard”, agenti di pompe funebri pronti a sfidarsi su offerte al ribasso, nipoti squattrinati disposti comunque a pagare funerali raffinati, attori alla ricerca di una performance che possa onorare un defunto… Materiali per la morte della zia è un tentativo in nove quadri di trovare un rapporto autentico con il lutto e con la morte. Nel mondo del marketing e del consumismo, siamo ancora in contatto con un rito funebre che possa essere sacro, essenziale, necessario? Siamo ancora in grado di raccontare e rappresentare la morte?
Da sempre il rito funebre crea una comunità senza la comunicazione, mentre oggi ci troviamo nella situazione opposta: siamo in balia della comunicazione senza comunità. La scomparsa del rito comporta una lenta esclusione della morte dal dibattito pubblico e personale dell’individuo. Ogni materiale proposto si presenta come un tentativo di approccio al lutto nel contesto di un generale impoverimento di senso della nostra ritualità occidentale.
Non siamo mossi dallo struggente desiderio di ritornare al rito nella sua accezione più antica, né tanto meno dalla nostalgia di qualcosa che non abbiamo conosciuto o non ricordiamo. La nostra ricerca si rivolge al teatro come strumento che consente di vivere in comunità in maniera diversa e di elaborare la mancanza di sacralità del lutto. Siamo convinti che la sola rappresentazione non possa adempiere a questa funzione: se non siamo in grado di parlare della morte della zia meglio lasciare il sipario chiuso, e limitarci a ricordare come faceva le cotolette.
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