Il grande nulla – o quel che ci aspettava

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Davanti all’imminente scomparsa dei testimoni diretti della Shoah, questo spettacolo nasce come il tentativo da parte di un gruppo di giovani artisti di prendersi carico della fiaccola della memoria, portando in scena delle vicende umane, senza tempo e sempre attuali. Tramite il linguaggio scenico onirico e fiabesco di Studio MIRA, lo spettacolo ripercorre alcuni episodi fondamentali della vita della Senatrice, cercando in essi tracce sparute di speranza per il futuro.

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Il progetto
Nel 2025, in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla liberazione dei campi di concentramento, il giovane team under30 di Studio MIRA ha deciso di dedicarsi ad un progetto culturale che esplorasse l’argomento della Shoah dalla prospettiva della propria generazione. Mossi da un desiderio di dialogo tra quegli anni bui e il nostro contemporaneo, abbiamo costruito uno spettacolo che pone luce su un’inedita parentesi di vita di una delle sue figure più torreggianti: Liliana Segre. In fase di ricerca, tra centinaia di episodi inediti al palcoscenico, è emersa l’ombra di una corrispondenza tra la Senatrice ed il chimico e scrittore Primo Levi. Si scrissero dapprima nel ‘59, in occasione della pubblicazione di Se questo è un uomo, ed in seguito nell’86, per I sommersi e salvati. Nel brevissimo scambio epistolare Liliana Segre poneva allo scrittore una semplice domanda: «Ci si può davvero salvare?».
Essa echeggiava anche nell’anticamera di questo secolo XXI come un interrogativo fin troppo familiare e, tutt’oggi come allora, si ha il presentimento che la memoria di una sofferenza che si percepisce ormai lontana sia uno strumento estremamente friabile e garante di nulla. Infatti, come una gigantesca onda nera, questo dubbio, che aveva travolto Levi, è di recente tornato a stringersi attorno alla famiglia Segre. La scorta, le minacce, il ritorno della guerra in Medio Oriente e in Europa hanno germogliato in lei l’amaro pensiero: «Quando i testimoni non ci saranno più, ci dimenticheranno».
L’elaborato è interamente originale ed attinge dalla testimonianza pubblica della Senatrice. La stesura ha richiesto un anno di ricerca che è stato coronato poi da un dettagliato confronto con la famiglia Segre. Abbiamo poi ottenuto un entusiasta benestare e sentiti complimenti da parte del primogenito Alberto Belli Paci.

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