Alèxandros

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Pochi personaggi storici hanno suscitato tanta ammirazione quanto Alessandro Magno, il sovrano macedone che, in poco più di dieci anni, dal 334 al 323 a.C., si impadronì dell’immenso impero persiano e condusse il suo esercito sino in India. Sin dall’antichità divenne un eroe leggendario e, nel corso dei secoli, rimase il modello di tutti i grandi conquistatori. Tuttavia sorprende l’enorme importanza che hanno avuto nella sua vita numerose pratiche di divinazione. Ogni sua azione è stata influenzata o connessa alla comparsa di un prodigio, alla consultazione di un oracolo, al volo o al canto di uccelli. Questo suo ‘abbandonarsi’ a segni presenti nella natura trova origine nella credenza d’una costante compenetrazione tra sacro e profano, nell’esistenza di rapporti intimi e di non immediata evidenza, di armoniche simmetrie tra i diversi elementi del mondo, di rapporti stretti e simbolici tra l’oggetto, il microcosmo, e l’universo, il macrocosmo. La divinazione per Alessandro celava una sua profonda necessità di oltrepassare i propri limiti naturali, quasi un’aspirazione di carattere sentimentale.

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