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Bee riot

da vicino nessuno è normale

17

Giugno

Sinossi

Adamo ed Eva dopo la Cacciata dall’Eden vengono separati da un potere superiore perché possano vivere ciascuno il proprio esilio in solitudine. Attraverseranno i secoli covando un desiderio di riscatto, determinati a ritrovarsi faccia a faccia con quel Dio/Potere che li ha ingiustamente mutilati. Ricominciare a camminare dopo una lunga e forzata immobilità, sentirsi in un labirinto, da soli, e voler far parte dell’alveare di una comunità nella condivisione di uno scopo, sono azioni di desiderio in potenza che non bastano a un Adamo ed Eva che rimasti separati per anni luce, si cercano disperatamente. Da Il Paradiso Perduto di Milton scopriamo un Adamo interessato alla lettura dei cieli e dei movimenti degli astri, e diventa per noi un ingegnoso uomo che costruisce un baracchino per captare tracce nell’etere che possano fornire una mappatura degli spostamenti di Eva in esilio. I due esseri sono scissi: da un lato l’individuo perso e desideroso solo di completarsi, dall’altro chi lotta per ribaltare la propria perdizione. “La verità è che sono unico” – dice Asterione di Borges “Tutto esiste molte volte, infinite volte; soltanto due cose al mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l’intricato sole; in basso, Asterione”. Ma questa unicità crolla quando Adamo scopre di non poter portare avanti la propria rivolta senza le armi di Eva. Eva invece segue il filo rosso di una Arianna arguta e silenziosa. Eva si è tuffata nelle lingue, ma ha perso il senso del gioco che si completava nell’incontro con Adamo. I due labirinti sono sulla scena come un continuo fare e disfare mappe immaginarie per ritrovare l’altro. Fondamentale in tal senso la ricerca sul suono, il dialogare col canto delle balene o col rumore dei buchi neri, perchè da qualche parte sta scritta la soluzione all’enigma della Cacciata dall’Eden, l’infinita Caduta. Feriti al cuore, coltivano il loro giardino itinerante nello spazio e nel tempo, inseguendosi disperatamente e quando finalmente si ritrovano ai piedi di un albero bagnato dall’Oceano non sanno più come comunicare. Ognuno fa una scelta, ognuno fallisce, ognuno crede che l’altro abbia fatto la scelta migliore. La parola inizia dal fiatone della corsa e della danza. La parola è il Minotauro che è in noi, che tenta di esprimere tutto il suo dolore per la sua unicità, e trova ragione di vita nello scoprire che si disseta se beve un altro, soffre lui se trafigge l’altro, escono le sue parole e la sua voce se un altro muove la bocca. Essere a metà e comporre un mostro stando insieme, può essere la condanna, ma così è possibile la lotta. Adamo ed Eva calzano anfibi e passamontagna e vanno a riprendersi l’Eden. Elementi scenici e suono accompagnano i due performer Valia La Rocca e Isacco Venturini in una indagine su una forma di amore in cui si specchia una piccola ape, che con un “picciol morso” può fare una grande ferita, e che nel ruolo di esploratrice comunica alle compagne la strada giusta per il nutrimento, tracciando un otto, un infinito. Linda Dalisi

Altre informazioni

Un ringraziamento speciale a Sonia Bergamasco
Elementi scenici Giuseppe Stellato
Costumi Graziella Pepe
Supervisione al disegno sonoro Franco Visioli
Disegno luci Simone De Angelis
Aiuto regia Paolo Costantini
Fonico Alessandro Innaro
Foto Ivan Nocera
Organizzazione Francesca Giolivo
Produzione stabilemobile con il sostegno di Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’Arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”
Si ringrazia il Teatro Pubblico Campano e Lucia Carusi per la consulenza sulla lingua dei segni
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