Flusso, come un liquido che scorre, l’acqua di un fiume che segna la valle. Flusso di persone che transitano tutte insieme in un momento. Come il mare che si ingrossa e cresce sotto l’influenza della Luna. Flusso, come quello di coscienza: i pensieri messi in fila dalla fretta di farli uscire.
Lino Guanciale porta in scena un testo dalla natura anfibia, di cui è anche interprete con Gianmarco Saurino: un monologo per due attori. Due attori, un solo personaggio. Un solo personaggio e due vite, l’uomo è il bambino che è stato e quello che è ancora. Entrambi vivono in una camera, una stanza vera e inventata, un luogo reale come le navi e i vascelli dei grandi romanzi. La sua vita è accaduta e immaginata, come una storia, che succede solo se la leggi e la dici. Il racconto si artico